In oncologia l’uso di endpoint surrogati è da sempre molto dibattuto (1) e un recente articolo del Journal of Clinical Oncology (2) riaccende la discussione, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo della progression-free survival (PFS), endpoint surrogato largamente utilizzato negli studi clinici che riguardano condizioni patologiche per cui le opzioni terapeutiche sono ridotte. Il ricorso alla PFS è consentito dalla Food and Drug Administration proprio per il processo di approvazione accelerata dei nuovi farmaci (o per lee nuove indicazioni d’uso di farmaci esistenti).

Nell’articolo sul JCO gli autori sottolineano il rischio aumentato di mettere in commercio farmaci che, sebbene si siano dimostrati efficaci nel ritardare la progressione della malattia, non determinano un prolungamento della vita del paziente, esponendolo di contro ai gravi effetti collaterale della terapia oncologica. Preoccupazione reale dal momento che negli Stati Uniti due terzi dei farmaci oncologici vengono commercializzati sulla base di esiti surrogati. In oncologia, inoltre, l’interpretazione dei dati provenienti dai trial clinici non è sempre univoca: nell’articolo sono presentati tre casi relativi a studi clinici su farmaci utilizzati nel trattamento del tumore del polmone, in quello ovarico e nel tumore della mammella a dimostrazione di come la comunità medica oncologica abbia interpretato gli stessi dati in modo differente. Le ragioni alla base di queste differenti interpretazioni vanno dai meccanismi di rimborso (come nel caso del bevacizumab), alla percezione della tossicità, dal marketing farmaceutico, al ruolo svolto dalle associazioni di pazienti. Gli autori fanno quindi appello alla comunità dei medici oncologi, richiamandoli a una maggiore coerenza nello svolgimento della loro attività professionale.

Sempre per gli autori, una risposta utile a contrastare l’approvazione di farmaci basata su endpoint surrogati dovrebbe arrivare dalla comunità medica: se i farmaci disponibili non si sono dimostrati efficaci nel prolungare in modo significativo la vita dei pazienti, è auspicabile che il medico non li prescriva scegliendo di investire risorse per il miglioramento della relazione con il paziente e dell’assistenza offerta.

 

Bibliografia

  1. Prasad V, Kim C, Burotto M, Vandross A. The strength of association between surrogate end points and survival in oncology: a systematic review of trial-level meta analysis. JAMA Internal Medicine 2016; 175: 1389-98.
  2. Gyawali B, Prasad V. Same data; different interpretations. Journal of Clinical Oncology 2016; 34: 3729-32.