Lost in translation

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fonte: flickr.com

Per contribuire in modo costruttivo al dibattito in corso e formulare proposte “sensate” di riorganizzazione dei Comitati etici, è opportuno innanzitutto recuperare un po’ di “memoria storica”.

L’articolo che vi proponiamo ripercorre le tappe che hanno segnato l’evoluzione dei CE: dagli anni ’60 – caratterizzati dagli Institutional Review Board (IRB), dalla dichiarazione di Helsinki e da una visione della ricerca come parte integrante dell’assistenza – agli anni ’90  – segnati dall’espansione del ruolo dell’industria e dalla conseguente, progressiva adozione delle Good Clinical Practice, rapidamente trasformate da procedure da osservare negli studi registrativi sui nuovi farmaci ad una sorta di “bibbia” da applicare a qualunque tipo di ricerca.

In questo passaggio, il significato originario dei CE è andato perduto e la percezione del loro ruolo da parte della società è cambiata.

Come diretta conseguenza, in questi ultimi anni stiamo assistendo alla diffusione di un atteggiamento sempre più critico nei confronti del “sistema dei CE”, percepiti come una delle principali cause del ritardo nell’attivazione dei protocolli ed accusati di utilizzare criteri di giudizio eterogenei, che si traducono in pareri spesso discordanti.

Sarà possibile recuperare il significato perduto? Solo a condizione di restituire alla ricerca il suo vero ruolo: quello di componente necessaria di un’assistenza responsabile, da chiamare in campo quando la verifica di un’incertezza – in modo solido e controllato – rappresenta l’unico modo per rispondere alle necessità del paziente.

Solo ricostruendo il filo che lega ricerca ed assistenza e sperimentando forme innovative di collaborazione con i ricercatori ed i cittadini, i CE potranno riappropriarsi di un ruolo orientato alla promozione della salute pubblica.

Buona lettura!

The challenged but indispensable role of ethical committees for human clinical experimentation

Cover image Cortex

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